La Tela Bizzarra

Mostra di Miasino 2001

 

Discorso di apertura

Miasino - Villa Nigra - 4 agosto 2001

E' passato un anno, come sempre ahimè velocemente, da quando nella suggestiva villa Nigra esordivo nel presentare i sette amici oleggesi della "Tela Bizzarra".

 

Siamo di nuovo qui e di buon grado ci accingiamo a ripetere la cerimonia recitando la parte del retore che, tuttavia, potrebbe risultare inutile se si tenesse conto di quanto sosteneva Shakespeare.

"Ogni espressione artistica - da sola - è sufficiente a persuadere gli occhi e la mente degli uomini, senza bisogno d'animatori e suggeritori per ottenere consensi ed applausi".

 

Procediamo comunque, ed ecco che i nostri amici pittori ricompaiono sulla scena di Miasino con rinnovato e più vivo estro.

 

Per chi ancora non li conoscesse ne illustrerò brevemente le qualità e il carattere che manifestano nella vita di tutti i giorni.

Avvicinatisi alla pittura spontaneamente e per naturale vocazione, sono ora tutti sereni pensionati, disdicevole parola quest'ultima per significare che non sono più direttori in una filiale di una grande industria italiana, o geometri, o capi officina come tecnici meccanici ed elettromeccanici, capi servizio in ferrovia o aver dedicato una vita all'atletica leggera.

 

E' oltremodo piacevole incontrarli di mattina sotto i portici della bella piazza oleggese, ascoltare in un'atmosfera pervasa di calore umano i loro discorsi fatti indifferentemente di serie considerazioni o di battute divertenti, bonariamente prendendosi in giro, ma uniti in vincoli di amicizia magari per vincere la timidezza e la modestia insita nella loro condizione di pittori dilettanti.

Non mancano espressioni colorite in dialetto, quello che alcuni letterati disprezzano, ma che personalmente ritengo utilissimo perchè consente di riallaciarci alle nostre radici, a quel mondo in cui vivevano i nostri avi e che, ancora oggi, ha molte cose da insegnare.

 

Parliamo adesso delle loro opere.

Ogni tanto la pittura colta, la pittura che è in possesso di tutte le regole e di esse tiene massimo conto, stanca. e stanca anche quell'altra, assai più cerebrale, che delle regole non se ne cura, anzi talvolta le combatte. Così, in momenti della vita, liberi da impegni assillanti ed intellettuali, viene voglia di qualcosa di più fresco e di più genuino.

Allora ci si incanta davanti alle pitture degli ex voto al fianco degli altari, o ai dipinti espressi con tanta sensibilità, senza l'ausilio delle mani perchè fatti da persone autistiche, e, soprattutto, di quegli artisti che alcuni critici chiamano i CANDIDI, i NAIFS, o, i PRIMITIVI CONTEMPORANEI e qualche altro li definisce DILETTANTI o PITTORI DELLA DOMENICA.

Considerati tutti fuori della cultura e ci chiediamo perchè mai, niente affatto sono fuori dell'arte.

 

Tra parentesi, Eduard Manet si autodefiniva dilettante, mentre il capostipite di tutti loro era, è considerato quel "caro vecchio angelo" - come lo chiamava Apollinaire - di Hanri Rousseau, impiegato del dazio, creatore di magiche fantasie nei momenti afferrati al volo lontano dal suo ufficio.

 

Ora, la critica potrà non essere generosa con le opere esposte, tuttavia è indubbio un loro valore perchè esprimono un fascino gradevole e immagini semplici e pulite. Amore e impegno, infatti, si intrecciano con la stessa semplicità.

I nostri sette "Candidi" autori, pur concedendosi qualche bizzarria, continuano a guardare il paesaggio che li circonda, angoli di terra natia, scorci delle nostre campagne.

E poi, eccoli alternarsi alle prese con un vaso di fiori, la figura di una donna, barche sull'acqua, scene di lavoro agreste, antiche case, qualche animale, insomma una ricerca continua ancorchè appassionata di dettagli avvertiti con gusto e che ci riconducono a un'atmosfera tradizionale per un evidente ritorno agli schemi fedeli alla natura.

D'altronde, anche oggi, negli anni della tecnologia, un pittore non deve temere di dipingere un fiore, un viottolo di campagna o un filare di alberi verdeggianti ed ombrosi. Non avere paura, quindi, di andare controtendenza.

Scusate se polemizzo, ma vi chiedo: gli oggetti, le immagini che ho citato, esistono realmente o no? Vogliamo forse accantonarle? Per sostituirle a che cosa, con forme di plastica?

Non si sgomentino quindi questi sette amici, non devono paventare di rimanere emarginati dalle correnti dell'attualità, meglio: della moda, che molti, a mia opinione erroneamente, definiscono "progresso artistico". Il Manzoni, grande mente, sosteneva che non sempre ciò che viene dopo è progresso.

 

Sapete esiste pure un fascino che attrae per le opere eseguite con naturalezza, semplicità e sincerità e, a proposito di quest'ultima, già l'anno passato ebbi occasione di affermare che l'arte, tra tutte le menzogne, è ancora quella che mente di meno.

In questi casi, l'occhio non si stanca e anche lo spirito si sente sollevato.

Guardiamo quindi i loro quadri con interesse e simpatia ed accettiamoli volentieri con lo spirito appena accennato.

 

A vederli all'opera sulle tele, ci viene infine da pensare che - in verità - nemmeno l'aspro e feroce mondo agli esordi del terzo millennio, è privo di chi vive e crede nell'arte e nella poesia.

 

Buona visita

 

Umberto Nobile